Biblioterapia senza commenti

Biblioterapia senza commenti

06/12/2011 Biblioterapia senza commenti 0

Durante le vacanze, ho ricevuto una decina di messaggi via facebook di studenti a cui non avevo confermato l’amicizia, ma che ci tenevano lo stesso ad augurarmi buon Natale condito di errori ortografici e sintattici. Ho incontrato i miei vecchi amici, e ho scoperto che, coi miei milletrecento euro al mese, posso considerarmi, nella mia generazione, una delle persone più ricche
Nel parcheggio di un supermercato, ho incontrato una mia ex insegnante, e ho visto i suoi lineamenti tremare non appena ho risposto alla domanda: “allora, cosa stai facendo?” – tremare dalla delusione, dall’imbarazzo, tremare per lo sforzo di non far trasparire ciò che ugualmente stava trasparendo. Perché se una che ha tutti nove finisce a fare l’insegnante, ciò significa, per lei, che il suo lavoro non ha avuto un senso – perché se una con tutti nove finisce a fare l’insegnante ciò significa, per lei, che la scuola e la realtà hanno di nuovo dimostrato una discrepanza nelle loro valutazioni, nell’assegnare un destino e un ruolo nel mondo. Ero così brava: dovevo fare l’avvocato rampante o la parlamentare o almeno l’insegnante universitaria, ma come diavoloavevo fatto a confinarmi nel solito, sordido mestiere da donnina che sogna solo tanti bambini e un marito professionista?


Sivlia Dai Pra’, Quelli che però è lo stesso, Bari, Editori Laterza, p. 65.

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