Kavafis e le sue poesie


Credo che appassionarsi alla poesia sia una delle cose più difficili. Nei miei laboratori ne ho portate spesso, ma difficilmente ho riscontrato entusiasmo. Riproverò in futuro con un autore particolare, esponente di spicco della poesia neogreca: Kostantinos Kavafis. L’ho conosciuto leggendo casualmente un suo scritto e ne sono stato colpito. Amare la poesia è questo: leggere versi e sentirsi improvvisamente entusiasti, emozionati, scossi nel profondo. Non è la stessa cosa per tutti. Ogni poesia ha il suo momento per sbocciare.
Kavafis fa riferimento alla cultura Ellenistica, alla mitologia greca e alle questioni esistenziali: la vita, l’amore, la morte. È difficile da spiegare, meglio potrà fare il poeta stesso:

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese –
dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le candele spente.

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