Messo all’angolo il “Premio Terzani” a Udine

Ho appreso con sconcerto (qui) l’iniziativa di tagliare i fondi destinati da quindici anni al Premio Terzani. Perché? Andiamo con ordine.
Il premio è stato istituito nel 2004 e da allora la presidente è la moglie Angela Terzani che funge anche da garante per il buon funzionamento del sistema organizzativo (qui). Negli anni il prestigio del premio è cresciuto, è entrato anche nelle scuole e ha inserito nella giuria del premio esponenti di spessore della cultura italiana. Oltre ciò, il fatto che sia una città come Udine a istituire tutto questo ha reso ancora più amplificato l’evento in quanto è Firenze la città natale di Terzani. Ma chi conosce questo scrittore e giornalista sa bene che non ha mai avuto davvero una patria e che una regione di confine com’è il Friuli Venezia Giulia ben si presta ad accogliere i suoi frutti letterari.
Quindi, qual è il problema? Semplice: la nuova giunta comunale di Udine è leghista e considera Tiziano Terzani un prodotto del comunismo e ritiene che negli anni sia stato santificato eccessivamente. Inoltre, il premio non porta turismo e quindi non porta soldi.
Chi di voi conosce i libri di Tiziano Terzani? Sapete bene che i suoi libri godono di una scrittura giornalistica alla portata di tutti, ma che non scade mai nell’eccessivo semplicismo. Certo: parla di culture diverse, di eccessi di potere da parte dell’occidente verso l’oriente e dell’importanza dell’incontro con l’altro e magari questo punto di vista non è gradito. Ma davvero il giudizio dato a Terzani si è ridotto  questo?
Un altro giro di giostra è un libro che mi è caro perché nell’ambito della biblioterapia è davvero prezioso e dalla sua esperienza molti malati hanno tratto conforto. Lettere contro la guerra è un testo che ho nella libreria del mio reparto e che è stato gradito da un’infinità di pazienti a cui l’ho offerto. Un indovino mi disse è sul mio comodino tra i libri che porto avanti in contemporanea a seconda del mio umore. La cosa che mi stupisce di più è che Terzani dovrebbe essere apprezzato proprio dai leghisti perché ha sempre sottolineato l’importanza delle culture locali e ha sempre criticato l’invasività della cultura e dell’economia occidentale. Ma mi viene un sospetto: non è che i leghisti del consiglio comunale di Udine non abbiano letto nulla di lui e si siano fatti abbagliare dalle foto in cui compare con i suoi splendidi vestiti orientali e la candida barba bianca? Se fosse vero, sarebbe davvero un peccato per loro. Privare una città come Udine di una simile risorsa culturale senza una motivazione che non sia politica sarebbe un grave errore.

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