Perché le minacce a Liliana Segre sono diverse di quelle a Matteo Salvini

Perché le minacce a Liliana Segre sono diverse di quelle a Matteo Salvini

08/11/2019 Le parole hanno un valore 0

Quando si dice che le diverse questioni vanno valutate da differenti punti di vista, è proprio vero. Liliana Segre è stata messa sotto la protezione di due carabinieri in virtù delle minacce ricevute via web in questo periodo. Matteo Salvini ha replicato che anche lui ha ricevuto minacce e che sono dello stesso valore. Sottotesto: perché lui non ha una scorta?
Il punto di vista che vi propongo non è politico: non è la mission di questo sito e non voglio che lo diventi. Ma le parole hanno un significato e le considerazioni degli eventi anche. Questo sì che mi riguarda.
Rispetto alle parole: è giusto equiparare una cosa senza valutarla nel suo insieme? Le minacce fatte a Matteo Salvini possono avere le stesse conseguenze? No. Ecco perché. Non prendo in considerazione il fatto che Salvini abbia già delle persone attorno a lui che in qualche modo lo proteggono. Parlo di coloro che riescono a interporsi, ad esempio, quando non vuole essere molestato da persone di passaggio o da giornalisti, che vengono prontamente allontanati. Per Liliana Segre è diverso. Una donna ormai novantenne, anche se in forma come lei, rimane una persona fisicamente fragile. Le minacce ricevute hanno la possibilità di essere messe in atto in modo molto più facile che con altri. Spingerla a terra significherebbe, con buona probabilità, procurarle delle lesioni che su una persona giovane non si produrrebbero. Una frattura di femore, non ho dubbi, è più probabile se a essere spinta fosse la senatrice Segre che il giovane Salvini. In una donna di questa età una lesione di questo genere potrebbe anche esserle fatale. In età avanzata è anche possibile che una persona sia in cura con farmaci anticoagulanti. Questo significa che se sbattesse la testa le probabilità di un ematoma cerebrale sarebbero molto più alte di chi non lo assume. Siamo tutti coscienti che i due carabinieri posti al fianco della senatrice sono destinati alla protezione da atti di questo genere. Nessuno si aspetta che facciano saltare l’autostrada per colpirla. E se fossero usate delle armi, non sarebbero certo i carabinieri a cambiare il destino del vile atto. La preoccupazione non è verso grandi cosche malavitose, ma verso comuni cittadini esaltati che potrebbero, in virtù delle proprie idee, aggredirla con una spinta, che per lei potrebbe essere letale.
Direte voi: tutto qua? Sì, tutto qua! Il problema è che le parole utilizzate per equiparare le minacce a due personalità così diverse tendono a voler rendere uguali due situazioni diverse solo per indicare un’ingiustizia. Un’ingiustizia che davvero non c’è.

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