Filastrocca sul virus per tranquillizzare i bambini (e anche gli adulti)

Filastrocca sul virus per tranquillizzare i bambini (e anche gli adulti)

18/03/2020 Biblioterapia strumenti di Biblioterapia 0

 

Il potere della poesia, soprattutto quella per l’infanzia, ha un potere quasi taumaturgico legato al ritmo cantilenante e alla narrazione semplice. Leggere una poesia con la rima, composta da un lessico domestico, ci fa tornare bambini. E apre, con i nostri figli e nipoti, una porta che da accesso al dialogo su argomenti anche difficili. In questo caso, la magnifica poesia di Roberto Piumini, noto scrittore e poeta, affronta la paura del virus che stiamo attraversando con tono rassicurante. Come utilizzarla? Semplicemente leggendola con loro in modo lento e fiabesco. Al termine, chiedete loro cosa ne pensano. Difficilmente non domanderanno nulla e sarà facile cominciare ad ascoltare le loro paure e preoccupazioni. Mettetevi in atteggiamento di ascolto attivo, rispondendo in modo sincero a quello che vi verrà chiesto. Se siete in uno stato d’animo allarmato o impaurito, siate sinceri e confessatelo, senza però atteggiamenti eclatanti. Un semplice: “Sono preoccupato però…”, “Ho paura anch’io, ma…” sono sufficienti per condividere lo stato d’animo che state vivendo. Fate però seguire sempre una spiegazione di reale rassicurazione. I bambini devono sapere che gli adulti si stanno occupando del problema e stanno cercando una soluzione. I bambini sono più saggi di noi: non chiedono miracoli, ma si aspettano che i grandi si assumano la responsabilità di governare gli eventi. E mentre parlerete, sono convinto che sentirete che anche il vostro animo riesce a rassicurarsi e a placarsi. In questo momento i danni maggiori li stanno facendo chi la paura non ce l’ha, facendo finta di niente mentre serve che noi #stiamoacasa

Che cos’è che in aria vola?

C’è qualcosa che non so?

Come mai non si va a scuola?

Ora ne parliamo un po’.

Virus porta la corona,

ma di certo non è un re,

e nemmeno una persona:

ma allora, che cos’è?

È un tipaccio piccolino,

così piccolo che proprio,

per vederlo da vicino,

devi avere il microscopio.

È un tipetto velenoso,

che mai fermo se ne sta:

invadente e dispettoso,

vuol andarsene qua e là.

È invisibile e leggero

e, pericolosamente,

microscopico guerriero,

vuole entrare nella gente.

Ma la gente siamo noi,

io, te, e tutte le persone:

ma io posso, e anche tu puoi,

lasciar fuori quel briccone.

Se ti scappa uno starnuto,

starnutisci nel tuo braccio:

stoppa il volo di quel bruto:

tu lo fai, e anch’io lo faccio.

Quando esci, appena torni,

va’ a lavare le tue mani:

ogni volta, tutti i giorni,

 

non solo oggi, anche domani.

Lava con acqua e sapone,

lava a lungo, e con cura,

e così, se c’è, il birbone

va giù con la sciacquatura.

Non toccare, con le dita,

la tua bocca, il naso, gli occhi:

non che sia cosa proibita,

però è meglio che non tocchi.

Quando incontri della gente,

rimanete un po’ lontani:

si può stare allegramente

senza stringersi le mani.

Baci e abbracci? Non li dare:

finché è in giro quel tipaccio,

è prudente rimandare

ogni bacio e ogni abbraccio.

C’è qualcuno mascherato,

ma non è per Carnevale,

e non è un bandito armato

che ti vuol fare del male.

È una maschera gentile

per filtrare il suo respiro:

perché quel tipaccio vile

se ne vada meno in giro.

E fin quando quel tipaccio

se ne va, dannoso, in giro,

caro amico, sai che faccio?

io in casa mi ritiro.

È un’idea straordinaria,

dato che è chiusa la scuola,

fino a che, fuori, nell’aria,

quel tipaccio gira e vola.

E gli amici, e i parenti?

Anche in casa, stando fermo,

tu li vedi e li senti:

state insieme sullo schermo.

Chi si vuole bene, può

mantenere una distanza:

baci e abbracci adesso no,

ma parole in abbondanza.

Le parole sono doni,

sono semi da mandare,

perché sono semi buoni,

a chi noi vogliamo amare.

Io, tu, e tutta la gente,

con prudenza e attenzione,

batteremo certamente

l’antipatico birbone.

E magari, quando avremo

superato questa prova,

tutti insieme impareremo

una vita saggia e nuova.

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