Willy è la mia patria

Willy è la mia patria

08/09/2020 Parole 2

 

Sfugge qualcosa nella narrazione della vicenda dell’omicidio di Willy Monteiro, il giovane ucciso a Colleferro da quattro degeneri. Ci sono parole che vengono ripetute: razzismo, violenza, morte. E frasi che somigliano a tante altre utilizzate in casi simili: “italiano di origini capoverdiane”, “era un bravo ragazzo”, “tutti sapevano che erano violenti”. La morte è unica, intima, personale, ma il copione che si sta svolgendo è sempre lo stesso. Ci mancava l’affermazione giunta da La Repubblica di un familiare dei ragazzi che ha detto: “era solo un immigrato”. Naturalmente la politica è silenziosa o equivoca per evitare fraintendimenti. A destra non si vuole condannare troppo apertamente la xenofobia e a sinistra ci si limita al solito inno all’accoglienza. Il problema è che ci sono parole che non si vogliono pronunciare in casi come questi. La più importante è patria. Apparentemente può apparire anacronistica, ma solo apparentemente.

Lo Zingarelli definisce in questo modo la parola PATRIA: dal latino (tĕrram) pătria(m)  s. f.  Paese comune ai componenti di una nazione, cui essi si sentono legati come individui e come collettività, sia per nascita sia per motivi storici, culturali, affettivi e simili.

Willy era nato in Italia, cresciuto con i nostri figli e diventato un uomo che ha superato il coraggio di molti, rimettendoci la vita. Si è messo in mezzo a una rissa per sedarla. Molti che non sono di origine capoverdiana e vantano un pedigree italiano al cento per cento non l’avrebbero mai fatto. Patria non è solo la terra dei padri. Patria è prima di tutto la terra dei loro valori. E Willy rappresenta quel tipo di valori che rende fieri di essere italiani. E’ Willy l’italica patria a cui mi sento di appartenere. Sono tutti i bravi ragazzi come lui che ogni genitore dal pedigree italiano come me desidera diventino i propri figli. Sono loro che stanno combattendo per il sacro suolo della nazione, persone come Willy che desiderava vivere nella provincia della capitale d’Italia in armonia e rispetto. Ogni giorno questi giovani uomini cercano di costruire nella quotidianità un luogo migliore per tutti. Ed è questo l’unica battaglia che vale la pena di essere combattuta per la nostra patria.

Quando ci viene voglia di reclamare la nostra italianità; ogni volta che esaltiamo il tricolore; in tutte le ricorrenze nazionali in cui ci si mette la mano al petto e si canta l’inno nazionale (incluse le partite di calcio), ricordiamoci bene una cosa: per chiamare un suolo Patria, prima di esserci nati bisogna esserne degni.

2 risposte

  1. Christine Treille ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo con te Marco. Media e politica che aizzano gli uni contro gli altri, sensazionalismi, politicanti che usano il problema per i loro fini (da una parte come da l’altra) L’accoglienza è un problema!…contraddizione in termini.
    Italiani di seria A,B,C…una partita truccata in partenza. Una patria per pochi intimi. A quando: “se non la pensate come me non siete dei veri Italiani” …ma adire il vero mi sembra di averla già sentita questa frase. Chi è e cos’è un vero Italiano?
    Degni di essere della propria patria, dici Marco, si certo e anche degni di essere Uomo in un mondo dove esiste una sola razza: quella umana. Ne gialli, ne bianchi, ne neri…esseri umani. Paesi diversi, culture diverse, uomini diversi (ma sempre uomini) che devono imparare a conoscersi senza prevaricare, senza sottomettere, senza umiliare per fare crescere e rendere pacifico il paese nel quale vivono insieme, paese natio, paese d’accoglienza, terra sulla quale camminano e della quale si nutrono fisicamente e spiritualmente.
    Concittadini di un mondo dove l’umanità dovrebbe essere pregio dell’Umanità . Un sogno temo…ma un mio sogno ricorrente.

    Se posso permettermi, ecco 2 libri per forse riflettere un pò:

    Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità di Marco Aime

    How to Be an Antiracist di Ibram X. Kendi

    Christine

    • Marco Dalla Valle ha detto:

      Grazie Christine per i suggerimenti di lettura. Tu parli giustamente di razza, ma non posso credere che sia quello il parametro principale con cui si misurano le persone. Posso essere d’accordo quando si parla di problematiche relative alla delinquenza nata dall’immigrazione (e qui servono comunque i dovuti distinguo), ma in casi come questi parliamo di cittadini a tutti gli effetti. Ho sempre pensato che noi italiani non siamo come gli americani, che considerano gli afroamericani in quel modo. L’ho sempre pensato, ma quando la politica parla un certo linguaggio e non si vede un contraddittorio serio, la preoccupazione è legittima.

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