Non più di mezz’ora: Il piacere terapeutico della poesia

Non più di mezz’ora: Il piacere terapeutico della poesia

22/09/2020 Non più di mezz'ora 1

 

Giovedì 24 settembre 2020 alle ore 18.00 sul canale Instagram @biblioterapiaitaliana al consueto appuntamento con la diretta Non più di mezz’ora avrò il piacere di dialogare con Sara Elena Rossetti e Dome Bulfaro traduttori del libro Poetry Therapy. Teoria e pratica di Nicholas Mazza, il più noto esperto della materia che dagli Stati Uniti ha reso popolare la disciplina in tutto il mondo. La traduzione è stata possibile grazie alla casa editrice Mille Gru, specializzata nella materia.

Questo incontro è particolarmente importante per chi si interessa di biblioterapia in senso ampio. La poetry therapy è una branca importante della biblioterapia e Nicholas Mazza si è specializzato in questo ambito restando all’interno del gruppo di studi che partono dal primo Novecento e a cui tutti noi, che ci occupiamo della materia, guardiamo e prendiamo come esempio.
I due traduttori ci potranno aiutare a capire varie questioni: come la poesia terapia di matrice americana può essere trasferita nel nostro paese? Quali difficoltà di traduzione hanno trovato nel testo, che porta una realtà intellettuale così diversa dalla nostra? Quale genere di applicazione trova la teoria di Mazza nella poesia terapia italiana? Considerando che Dome Bulfaro è lui stesso un esperto di poesia terapia che applica in diversi contesti da anni, non ho dubbi che questo appuntamento sarà particolarmente apprezzato.

Una risposta.

  1. Christine ha detto:

    Buonasera,
    grazie per questa interessante mezz’ora. Grazie anche per aver “sforato” perché l’intervento di Dome sulla sua pratica della Poetry Therapy è stato molto interessante.
    Il testo poetico come base per la biblioterapia sembra uno strumento estremamente potente e forse un pò pericoloso se non gestito da persone competenti. Dome ha precisato come lo fai spesso anche tu che bisogna sempre essere attenti a non invadere il campo della biblioterapia clinica e per questo lui, lavorando in ambito psichiatrico fa parte di un gruppo multidisciplinare in modo che le reazioni “eccessive” vengano gestite dallo psichiatra.
    Credo in effetti che le metafore possibili durante la lettura di una poesia diano luogo a reazioni ancora più forti che una identificazione classica. Inoltre queste metafore potendo essere interpretate in qualsiasi modo sono difficilmente prevedibili. Credo anche, e ne ha accennato Dome, a un’azione a rilascio prolungato della poesia che provoca reazioni anche a ore o a giorni della “somministrazione”.
    Hynes nel suo libro parla spesso delle poesie con le quali lavorano i biblioterapisti ma sembra che anche qui sia spesso in un ambito protetto.
    Tuttavia il percorso di Dome con i bambini sembra avvicinarsi di più alla biblioterapia dello sviluppo e mi incuriosisce molto. Credo che i bambini siano molto bravi a lasciarsi portare dalla poesia, forse più degli adulti che magari ci vogliono vedere IL significato dell’autore e sono meno portati a ricentrarsi sul loro vissuto e le loro emozioni.

    Comunque sia, questo tema mi interessa moltissimo e sono curiosa di scoprire come fare per usare questo strumento in ambito dello sviluppo o ancora in Reading bibliotherapy (lì, devo provare su me stessa, almeno non farò danni…spero 😉 )
    Mi rendo conto che la biblioterapia è un ambito estremamente vasto e complesso, che le implicazioni sono molte, che non è uno strumento così innocuo come vorrebbero far credere quelli che spacciano la biblioterapia come la semplice prescrizione di un dato libro come panacea per un dato problema.
    La responsabilità del biblioterapista è grande e una preparazione adeguata a 360° è indispensabile.
    Lo ha fatto capire benissimo Dome parlando delle sue grandi capacità in poesia e in teatro e del suo bisogno di appoggiarsi a professionisti (medici) o “laici” specializzati tali educatori o maestre.

    La difficoltà della traduzione del libro prova che dobbiamo “darci una mossa” in modo da avere anche noi il nostro lessico, le nostre esperienze specifiche. Un italiano non può reagire alla biblioterapia come un americano. Siamo tutti esseri umani certo ma il nostro bagaglio culturale (inteso come la Cultura propria al paese) è così diversa che è impossibile paragonare fino in fondo le esperienze svolte.
    Dunque coraggio a te e a persone come Dome per il vostro immenso sforzo per sviluppare e far conoscere la biblioterapia.

    Insomma anche questa sera un mondo da esplorare! Grazie per l’avventura!

    Christine

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