Anche se gli anni passano e i cicli formativi si ripetono, vedere un gruppo di studenti arrivare alla fine del percorso iniziato un anno prima evoca sempre una profonda commozione. La discussione delle tesi e la consegna dei diplomi, un traguardo che abbiamo festeggiato mercoledì 3 giugno con la conclusione della quarta edizione, non è una semplice formalità, ma un momento speciale in cui si intrecciano tre dimensioni fondamentali: la concretizzazione dell’impegno sul campo, il contributo alla ricerca accademica e il flusso delle relazioni umane.
Dalla teoria alla pratica: raccogliere i frutti dell’esperienza
Il Master in Biblioterapia non si limita alla teoria, ma richiede di mettersi in gioco concretamente. Ogni partecipante è chiamato a sviluppare due distinti project work: uno calibrato sul proprio contesto professionale e un secondo in un ambiente del tutto nuovo. Questo bagaglio di esperienze sul campo si unisce poi a una solida introduzione metodologica all’interno dell’elaborato finale.
- L’evoluzione del percorso: per garantire una reale efficacia operativa, le ore minime di project work sono state portate a 20. È uno sforzo maggiore, emerso come necessario fin dalle prime edizioni per dare agli studenti gli strumenti giusti per muoversi in contesti complessi e variegati.
- La scrittura come consapevolezza: redigere la tesi non è solo l’atto conclusivo, ma un tassello pedagogico essenziale. Esattamente come la lettura, la scrittura si rivela uno strumento altamente formativo e terapeutico, capace di stimolare l’autoanalisi e la crescita personale.
Il mosaico accademico: ricchezza e letteratura grigia
Le decine di tesi accumulate in questi anni di Master compongono una fotografia straordinariamente pluralistica della biblioterapia. Ciascun lavoro riflette l’approccio di chi lo scrive: c’è chi brilla per intuizioni d’avanguardia e chi concretizza l’esistente, chi usa la disciplina per arricchire la propria professione e chi, invece, vi trova una via di fuga rigenerante.
Per i bibliotecari e gli archivisti, questi elaborati rientrano nella cosiddetta letteratura grigia: testi non pubblicati commercialmente, ma comunque di valore e nelle migliori si possono trovare contributi inediti davvero interessanti. Rappresentano una sintesi preziosa per lo studente e, al contempo, una miniera di spunti per noi studiosi che vogliamo far evolvere la materia.
Il momento del congedo: tra legami, delusioni e maturità
Salutare chi si è guidato per oltre un anno, tra attività in aula e consigli face-to-face, è un passaggio delicato. È il momento dello scambio di idee finali, dei complimenti sinceri e delle ultime raccomandazioni, prima che il confine tra docente e discente si dissolva per trasformarsi in un rapporto tra colleghi.
Credo sia difficile e non realizzabile con tutti quello di mantenere una rete di contatti viva e concreta. L’esperienza mi dice che c’è chi necessita di prendere una via propria e staccarsi completamente, altri rimangono orbitanti e alcuni restano vicini. Ognuno fa le proprie scelte ed è importante che si trovi il proprio equilibrio. Da parte mia, spero davvero di aver fatto tutto il possibile, insieme agli altri docenti, per indicare la strada più adatta. Fino a qui ho mostrato quella che io percorro, ma solo come esempio e non come l’unica, affinché ognuno trovi la propria.
Conclusioni
Mentre la quinta edizione si avvia verso le settimane intensive di simulazione estiva in università, la macchina organizzativa è già al lavoro per aprire le iscrizioni della sesta edizione. Non nascondo la soddisfazione, ma anche l’ansia del vedere il tempo che passa e le tante cose che ancora sento di dover realizzare per collocare la Biblioterapia nella posizione professionale e sociale che merita.
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