Storia della Biblioterapia – 2

L’idea che la parola potesse essere terapeutica risale all’antichità. Apollo, figlio di Zeus, era il dio della poesia e capo delle muse. Ma era anche dio della medicina: poesia e salute nelle mani della stessa divinità è un primo segno delle origini della biblioterapia.

In età ellenistica troviamo un’altra testimonianza di quanto era considerata benefica la lettura. Si tratta dell’iscrizione che era all’ingresso della celebre biblioteca di Alessandria d’Egitto. Essa avvisava i visitatori di dove si trovavano con un’indicazione che diceva “Ospedale dell’anima”.

La commistione tra religione, lettura e salute si è poi evoluta nei secoli. Un testo pubblicato alla fine degli anni Settanta del Novecento indica come possibile punto di partenza della biblioterapia il momento in cui si iniziò ad utilizzare la lettura in un vero e proprio contesto di cura. Era il 1272 e in un ospedale del Cairo si facevano leggere brani del Corano come parte del trattamento terapeutico. Consideriamo che gli ospedali in tutto il mondo in quell’epoca erano ben divesi da quelli moderni. Vi accedevano le persone indigenti: i ricchi si facevano curare nelle proprie case. E non era lo stato a provvedere alla creazione di tali luoghi di cura, bensì le istituzioni religiose. Anche in Europa, negli ospedali, erano presenti forti elementi religiosi. Certamente la preghiera era consigliata, se non imposta. Riguardo la lettura ho qualche dubbio, dato che le persone indigenti difficilmente sapevano leggere e spesso l’alfabetizzazione del clero più povero, quello che stava in mezzo alla gente, era ridotta. Forse qualcuno leggeva alcuni passi delle Sacre Scritture ai malati o poco più. La parola aveva un valore apotropaico e l’efficacia terapeutica era legata alla superstizione e alle diverse declinazioni delle formule religiose.

Considerare inutili le origini del valore della parola sarebbe un errore, anche se queste radici hanno poco a che fare con le tecniche moderne di biblioterapia. Oggi ci avvaliamo delle teorie della ricezione della lettura, degli studi di efficacia dei diversi tipi di biblioterapia, della ricerca qualitativa di tipo fenomenologico per avvallare la scientificità del metodo. Ma l’importanza della parola primordiale non è indifferente. La ninna nanna, la preghiera dello sciamano, la nenia dell’anziana del paese hanno avuto nei secoli un potere curativo. Esistono aspetti che non saranno mai sondabili in senso moderno: chi potrà mai capire i sentimenti che smuove una poesia che parla di un fiore?

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