Storia della Biblioterapia – 3

 

Esiste un punto di demarcazione ben preciso nella storia della biblioterapia. È il 1916, anno in cui, grazie a un articolo di Samuel Crothers apparso sull’Atlantic monthly, venne coniato il termine biblioterapia. Dopo questa data, troviamo una fitta bibliografia cui attingere. Ma prima? Apparentemente sembra si trovino solo considerazioni generali sul valore della letteratura. In realtà, già dal Diciottesimo secolo, esistono tracce dell’utilizzo della lettura nella cura delle malattie mentali in Europa e negli Stati Uniti. In un interessante articolo reperibile qui dal titolo Benjamin Rush and John Minson Galt, II: pioneers of Bibliotherapy in America  viene descritto l’utilizzo della biblioterapia, soprattutto nel Diciannovesimo secolo, negli Sati Uniti. È interessante scoprire come i principali ospedali psichiatrici avessero al loro interno una biblioteca per i pazienti e quanto fosse considerata fondamentale la lettura come parte della cura. Riflessioni, che oggi appaiono antiquate, in quel contesto storico erano rivoluzionarie. Ad esempio, la lettura di romanzi era considerato non solo inutile, ma addirittura dannoso. Grande favore, invece, era destinata alle letture religiose. Superare questi retaggi e utilizzare anche i romanzi dev’essere stato, a quel tempo, non semplice da far accettare a una comunità scientifica molto conservatrice. Grande attenzione era data alla lettura dei quotidiani quali testi brevi e di facile fruibilità. I libri di viaggio erano consigliati per svagare la mente. Anche la lettura ad alta voce aveva un ruolo importante, così come sono descritti casi in cui il paziente aveva trovato sollievo nel tradurre testi da lingue straniere o antiche.

Il fondamento di quei rudimenti di biblioterapia non aveva nulla a che vedere con il processo biblioterapeutico moderno, ma si basava sulla necessità di creare momenti di piacevolezza e di far distogliere la concentrazione dai pensieri ossessivi. È con la farmacologia e la psicoanalisi che il ruolo dei libri nella terapia psichiatrica perde il proprio primato. Ma nel Ventesimo secolo ricominceranno quelle disquisizioni sulla biblioterapia che ancor oggi ne rappresentano il perno.

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