Storia della Biblioterapia – 5

 

Spesso accade che gli eventi accellerino processi altrimenti più lenti. Così fu anche per la biblioterapia. La Prima Guerra Mondiale, che vide il coinvolgimento degli Stati Uniti solo a partire dal 1917, fu il motivo per cui molti reduci di guerra furono visti tornare in patria alla fine del conflitto con gravi difficoltà. La Grande Guerra fu il primo conflitto moderno che portò con sé inevitabili traumi in chi la dovette combattere. In molti centri di recupero si decise che la biblioterapia poteva essere uno strumento adeguato per sostenerli nelle cure.

Nel corso degli anni Venti, diciotto tra articoli e resoconti sulla biblioterapia utilizzata negli adulti ospedalizzati, soprattutto con traumi post-bellici, vennero pubblicati. Nel 1925 ne comparve uno di particolare importanza dal titolo Book therapy in Veterans’ Administration scritto da Elizabeth Pomeroy, sovrintendnete della biblioteca ospedaliera della Veterans’ Administration, che continuò a pubblicare articoli sulla biblioterapia negli anni Trenta. Nonostante l’importanza di tali studi, o forse proprio per questi, venivano evidenziati dubbi sulla scientificità della disciplina. Gli articoli erano soprattutto voluti dai bibliotecari che lavoravano in biblioteche ospedaliere e cliniche, sensibili alla questione e capaci di intravedere le potenzialità di cura dei libri. Vi era una questione mancante quindi, senza il quale non era possibile evolvere: la presa di coscienza da parte della medicina di quello che dalla biblioterapia avrebbero potuto ottenere. Ma la strada era tracciata e di lì a poco anche questa lacuna sarebbe stata colmata.

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